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Dall'ecopsicologia all'ecologia della mente contro lo stress da urbanizzazione

Malati di modernit, per gli 'ecodepressi' in arrivo lo psicologo 'green'

ultimo aggiornamento: 14 novembre, ore 19:22
Obiettivo, ritrovare il legame sensoriale ed emotivo con la natura, la cui assenza sarebbe causa di una crisi psicologica, spirituale ed ecologica diffusa


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Roma, 13 nov. (Adnkronos) - Nella vita, un pizzico di 'ecocentrismo' non guasta. Nessun errore ortografico, perche' in un momento in cui la tendenza e' 'green', l'imperativo e' uscire dall'io individuale e andare verso l'io ecologico. Oltre al cibo biologico, le merci a chilometro zero, le energie alternative e il turismo responsabile, anche le discipline che hanno a che fare con il comportamento e la mente umani si tingono di verde, e si moltiplicano gli esperti di ecologia della mente, di ecologia delle relazioni e gli ecopsicologi.

Depressi, inquieti, dipendenti, dissociati, stressati: alla radice del disagio ci potrebbe essere la sofferenza causata dall'alienazione dalla natura, ma anche il senso di colpa per il modo in cui stiamo trattando il nostro pianeta. A fornire aiuto ci pensa l'ecopsicologia, disciplina che promuove una visione ecocentrica, basata sulle strette interrelazioni tra uomo e ambiente e sull'importanza, anche per il benessere psicologico individuale, di rafforzare il senso di appartenenza al pianeta Terra.

Obiettivo, ritrovare il legame sensoriale ed emotivo con la natura, la cui assenza sarebbe causa di una crisi psicologica, spirituale ed ecologica diffusa. La sofferenza sarebbe piu' evidente nelle grandi concentrazioni urbane dove si registra un aumento dei casi di depressione e di malessere psicologico.

L'ecopsicologia nasce dall'incontro tra due discipline, psicologia ed ecologia, una che si occupa del benessere delle persone, l'altra attenta al benessere del mondo - spiega all'Adnkronos la psicologa Marcella Danon, che si interessa di ecopsicologia dal 1996 - e dalla consapevolezza che, oggi piu' che mai, la prima non puo' non tenere in considerazione l'altra".

"La visione del mondo che coltiviamo e che ha sostituito la bellezza e la salubrita' con la bruttezza e l'inquinamento - aggiunge - e' una visione che puo' portare alla depressione. E' necessario invece recuperare il contatto con la natura e le sue leggi, ricordare sempre che ogni cosa ha una sua storia. Un ciclo vitale che dobbiamo tenere presente nella sua interezza per contrastare la tendenza contemporanea a vivere solo il presente rendendoci incapaci, nei momenti di difficolta', di vedere il bello che c'e' stato prima e quello che verra' poi".

La validita' della disciplina (oltre ai numerosi studi e dati contenuti, tra l'altro, nei libri di Richard Louv, "L'ultimo bambino dei boschi" e "Il principio della natura") si basa su una constatazione semplice: quando ci troviamo immersi nella natura ci sentiamo meglio.

Non c'e' bisogno di andare nella foresta amazzonica, basta una paseggiata al parco per constatare i benefici: si sta meglio perche' si respira meglio, perche' si fa movimento, perche' si scarica l'elettricita' statica accumulata in ambienti artificiali e perche' dominano i colori verde e azzurro, riconosciuti dalla cromoterapia come rilassanti. Alcuni studi, poi, hanno dimostrato che cosi' si stimolano anche le attivita' dell'emisfero destro del cervello.

Insomma, la frase "vado a fare una passeggiata per schiarimi le idee" non e' solo un modo di dire, ma ha un fondamento scientifico. "Altri studi, poi, hanno dimostrato che i malati che dalla propria stanza riescono a vedere il paesaggio guariscono prima di quelli che non lo vedono - aggiunge la psicologa - cosi' come i detenuti che hanno accesso a spazi verdi mostrano un comportamento meno aggressivo di quelli che non hanno questa possibilita'".

Ad occuparsi di ecopsicologia sono l'Ice, International Community for Ecopsychology, e l'Eef, European Ecological Federation, ma anche alcune facolta' universitarie. In Italia, la realta' piu' importante e' la Scuola di Ecopsicologia, di cui la Danon e' direttrice, e che oltre a proporre corsi e aggiornamenti professionali, fornisce anche un servizio di indirizzo per chi voglia avvicinarsi alla disciplina e incontrare un ecopsicologo.

"Non si tratta di una tendenza radical-chic, ma di un'esigenza condivisa, particolarmente sentita nei momenti di crisi", spiega all'Adnkronos Marco Girotto, dell'associazione Decrescita Responsabile, che si occupa invece di Ecologia della Mente. Disciplina che si propone di "ricostruire l'ecologia delle relazioni, distrutta dall'attuale modello, ma che e' sempre stata alla base dei rapporti umani e anche delle economie".

Qui la parola d'ordine e' ottimismo, come predicava a modo suo Tonino Guerra; ottimismo della ragione e dell'azione per costruire un futuro migliore. "Esiste uno stretto legame tra attivita' umane e ambiente naturale in cui queste attivita', buone o cattive che siano, si manifestano - spiega Girotto - Nel momento in cui la crisi ecologica coincide con il crollo dei valori e delle certezze su cui si e' basata la societa' industriale e postindustriale, con conseguenze sugli stati d'animo individuali e collettivi, il mondo ecologista deve riflettere sulla natura dei processi che accompagnano i cambiamenti".

Tra gli obiettivi dell'ecologia della mente,imparare ad agire assumendosi le responsabilita' di cio' che accade nel mondo, osservare le relazioni interpersonali da una prospettiva diversa, elaborare consapevolezza sociale e personale, condividere buoni comportamenti accettando l'importanza delle diversita'. Il punto di arrivo di questi percorsi e' il raggiungimento di uno stato che puo' essere definito "ecosaggezza": la capacita' di provare di nuovo un forte senso di connessione fisica e spirituale con la terra e di comprendere la crisi sociale e ambientale che stiamo affrontando e le conseguenze che hanno non solo sull'ambiente ma anche sulle persone.


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