FALCONE: AVEVA SCOPERTO TANGENTOPOLI, MA FU BLOCCATO
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FALCONE: AVEVA SCOPERTO TANGENTOPOLI, MA FU BLOCCATO
IN UN VERBALE RISERVATO DEL CSM LA SUA VERITA'

Roma, 22 mag. (Adnkronos) - L'inchiesta su Tangentopoli poteva partire gia' qualche anno prima dalla Sicilia, senza attendere le rivelazioni che Mario Chiesa fece nel '92 ad Antonio Di Pietro. Bastava che all'allora giudice istruttore di Palermo, Giovanni Falcone, venisse lasciato il tempo di ''convincere con calma'' uno dei fratelli Costanzo, i discussi costruttori siciliani, a svelare ''tutta una serie di verita''' sul sistema delle tangenti nell'isola. Ma l'operazione non ando' in porto perche' il consigliere istruttore Antonino Meli, capo dell'ufficio di Falcone, fece arrestare Costanzo con un mandato di cattura per mafia, basandosi sulle dichiarazioni del pentito Antonino Calderone.

A denunciare l'impossibilita' di ''portare a termine'' l'indagine e' stato lo stesso Falcone nel corso di un'audizione davanti al Consiglio superiore della magistratura, il 15 ottobre 1991, il cui verbale era ''riservato''. Un documento che e' ora pubblicato sul libro di Giommaria Monti ''Falcone e Borsellino. La calunnia, il tradimento, la tragedia'' (Ed. Riuniti), uscito proprio alla vigilia del quarto anniversario della strage di Capaci e che ricostruisce i momenti piu' difficili della vita e del lavoro dei due magistrati. Falcone, a quei tempi direttore degli Affari penali del ministero di Grazia e Giustizia, era stato convocato dalla prima commissione di Palazzo dei Marescialli per difendersi dalle accuse contenute in un esposto presentato da Leoluca Orlando, Carmine Mancuso e Alfredo Galasso, nel quale si denunciava che il pool antimafia ''lasciava nei cassetti le carte sui delitti eccellenti''.

Lamentava Falcone di fronte al Csm: ''(...) Tenendo conto che l'impresa Costanzo non era un'impresa da nulla -e' la nona impresa in materia di appalti pubblici in Italia- e non si e' saputo cogliere, e per questo ho ancora profondo rammarico, l'importanza addirittura deflagrante di un imprenditore come Costanzo cui e' stato praticamente impedito di poter denunziare nelle opportune sedi che in Sicilia tutti gli imprenditori pagano la tangente. Lui, Costanzo, dice: 'Io, il primo, pago'. In un sistema in cui fino ad allora si era sempre negato da parte della classe imprenditoriale addirittura l'esistenza del pizzo, della tangente, ecco che Costanzo era stato messo in condizione di poter esprimere tutta una serie di verita' molto, ma molto importanti. Tutto il resto bisognava convincere a dirlo con molta pazienza, con molta calma: tutto questo, praticamente, non e' stato possibile farlo''. (segue)

(Arc/Gs/Adnkronos)