MUSICA: QUANDO IL JAZZ INDOSSAVA LA CAMICIA NERA
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MUSICA: QUANDO IL JAZZ INDOSSAVA LA CAMICIA NERA
SORPRENDENTI RIVELAZIONI IN UNA MOSTRA IN CORSO A ROMA

Roma, 3 lug. -(Adnkronos)- Sorpresa: anche il jazz aveva la camicia nera. La novita' arriva dalla mostra fotografica e documentaria sul 'Jazz tra le due guerre', curata da Enzo Gravante ed Enzo Palmesano, che si tiene in questi giorni a Romna nell'ambito del festival jazz di Villa Celimontana. Dalla mostra emerge un inedito rapporto tra fascismo e musica 'negra' finora rimasto sconosciuto.

Dalla mostra emerge che, per cercare di ascoltare la musica piu' libera del mondo e non incorrere nelle ire del fascismo, si ricorreva a sotterfugi spesso ridicoli come quello di italianizzare i nomi degli artisti neri e americani: E cosi' il grande Louis Armstrong venne ribattezzato Luigi Fortebraccio, Benny Goodman venne chiamato Beniamino Buonomo, Hoagy Carmichael divenne Ugo Carmelito. Lo stesso trattamento venne riservato ai titoli dei pezzi: ''Saint Louis Blues' divenne 'Le tristezze di San Luigi' e 'Sonny Boy' venne tradotto in 'Dormi mio bambino adorato'.

Un'italianizzazione e fascistizzazione che non doveva essere troppo convincente vista la passione per il jazz del figlio del Duce, Vittorio Mussolini, recentemente scomparso, e la successiva attivita' di jazzista di Romano Mussolini. Lo scontro fu comunque duro e contraddittorio visto che a Torino, mentre i fascisti regolarono a bastonate i conti con gli organizzatori di manifestazioni jazz, Benito Mussolini dichiarava ad un giornalista straniero di non essere contrario al jazz.

(Spe/Pn/Adnkronos)