'ESQUIMESE': PAROLA DA BANDIRE, PER INUIT E' UN INSULTO
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'ESQUIMESE': PAROLA DA BANDIRE, PER INUIT E' UN INSULTO
L'ANTROPOLOGO CESARE PITTO ILLUSTRA CASO A CONVEGNO DEL CNR

Roma, 27 mar. (Adnkronos) - ''''Esquimese''' addio: per gli inuit la parola usata dagli occidentali e' diventata ormai un insulto. Per decenni il termine ''esquimese'' - adoperato per indicare la popolazione artica che abita in alcune zone della Groenlandia, dell'Alaska, del Canada e della Siberia - ha avuto una valenza positiva: con i loro igloo, le slitte trainate da cani e le caratteristiche canoe kayak utilizzate per la caccia, gli esquimesi hanno ispirato la fantasia e la simpatia di tanti. Ma guai, d'ora in poi, a chiamarli cosi', perche' si rischia di fare una brutta figura. La parola e' stata infatti definitivamente bandita dal loro vocabolario per finire nel 'libro nero' degli insulti.

A confermare l'antipatia degli inuit per l'espressione ''esquimese'', che fa parte da tempo del lessico degli europei, e' il professore Cesare Pitto, docente di antropologia culturale dell'Universita' della Calabria e relatore al convegno del Consiglio nazionale delle ricerche sul tema ''Le scienze umane nella tradizione degli studi artici''. L'assise si svolge domani, mercoledi' 28 marzo, a partire dalle ore 10 presso la sede del Cnr a Roma, con lo scopo anche di illustrare gli ultimi risultati raggiunti dalla base degli scienziati del Cnr alle Isole Svalbard, nell'Artide.

''E' dal 1970 che questa popolazione pretende di essere chiamata 'inuit' (o 'yuit' in siberiano), vale a dire 'gente', al posto di 'esquimese', che letteralmente vuol dire 'mangiatore di carne cruda'. Per loro quest'ultimo termine e' un grave insulto'', spiega il prof. Pitto. ''Gli inuit attribuiscono questa definizione offensiva ai colonizzatori inglesi e francesi, che l'avevano ripresa a loro volta dagli indiani algonchini, e che anche per questa ragione rifiutano decisamente'', aggiunge l'antropologo. Eppure questa battaglia, che vede gli inuit impegnati da circa trent'anni a livello internazionale con appelli e sollecitazioni, non sembra ancora coronata da successo nel mondo, ad eccezione del Canada. ''In effetti l'Europa fatica a riconoscere definitivamente - spiega sempre Pitto - questa variazione lessicale, che forse a noi sembra di poco conto ma che invece e' per loro molto significativa, perche' consente loro di cancellare dall'immaginario collettivo un passato coloniale caratterizzato da evidenti soprusi''.

(Xio/Pe/Adnkronos)